venerdì 16 marzo 2012

Reddito per tutti e altre amenità


Sono una sostenitrice del reddito di cittadinanza, un reddito di cittadinanza incondizionato, un reddito fisso che sia sufficiente a vivere dignitosamente, come diritto civile sancito dalla costituzione.
Poiché è uscito l'ultimo numero di Le monde diplomatique, mensile allegato al Manifesto, è apparso in chiaro un articolo dello scorso mese molto interessante dove Pizzigati parla di un tetto ai redditi alti. Che eresia vero? ma come? uno non può neanche stra-arricchirsi a piacimento!

Salta comunque subito all'occhio quanto reddito minimo e reddito massimo siano collegati tra loro.
Il primo, se non è posto come misura di politica sociale, serve a togliere al mercato del lavoro il potere che oggi esercita sulle persone, la ricattabilità che la condizione di scarsità esercita. Serve a liberare dalla schiavitù quindi, ma anche a liberare le menti, a trovare la propria attitudine, il proprio talento, a dare un senso a tutto ciò che facciamo ogni santo giorno fuori dal lavoro retribuito.

"Ma il reddito garantito è più, -molto di più- di un modo per affrontare il problema di un'unica categoria di persone senza conseguenze per tutte le altre. Da un lato le possibilità che venga introdotto si riducono notevolmente se viene concepito come una questione che interessa solo i poveri e come un beneficio riservato solo ad essi. Dall'altro lato se il reddito garantito venisse effettivamente introdotto, non cambierebbe il destino dei soli poveri. Determinerebbe nuovi criteri etici per la vita della società, sostituendo il principio della condivisione con quello della competizione. Stabilirebbe il principio dei diritti fondati sulla qualità di essere un cittadino, invece di quelli rivendicati per riaffermare una condizione di "maggior bisogno" inevitabilmente soggetti ad una "verifica dei mezzi" che tende a dividere e a escludere. E cambierebbe radicalmente la natura della comunità politica: la trasformerebbe da guardiana della legge e dell'ordine e da unità anticrisi in un bene comune e nell'arena in cui gli interessi individuali e di gruppo sono convertiti in questioni pubbliche, di interesse comune."

A parte le bellissime considerazioni di Bauman, c'è poi la questione dell'impiegabilità, cioè di quell'odiosa faccenda che costringe i nostri ragazzi a scegliere percorsi "impiegabili" nella formazione. E' diventato ormai un pensiero assolutamente condiviso questo! Con grande disinvoltura, tutti si danno da fare a orientarsi verso studi che assicurino posti di lavoro. Così noi ci precludiamo una vita piena e desiderabile, così noi precludiamo il fiorire di poeti, scrittrici, pittori, perché non impiegabili...

Tornando al nostro articolo sul tetto al reddito, beh, è un po' come dire decrescita, come dare scacco al potere, quel potere che oggi è inevitabilmente identificato col denaro.

Da due anni mi interesso al tema del reddito garantito, uno dei lavori sull'ipotesi di reddito, fortemente convincente che sarebbe opportuno conoscere è questo
Gli autori Häni & Schmidt dividono il documentario in tre parti, la prima è sulle statistiche, sulla falsa idea che l'uomo lavora solo se costretto, la seconda più storico-filosofica, la terza invece, sulle ipotesi di un modello economico che garantisca la finanziabilità di un reddito garantito.
Gli autori utilizzano un termine che trovo molto appropriato : Il reddito di cittadinanza è un dividendo democratizzante...accidenti se lo è! e mai come in questo periodo di crisi, in cui la tendenza è sempre più verso l'eliminazione dello stato sociale, si avverte la necessità di un "dividendo" che non distrugga totalmente la coesione sociale.
Proviamo a fare un'ipotesi ed un elenco: l'ipotesi è 1000 € al mese per tutti in maniera incondizionata, lasciando la sanità e la scuola come welfare intoccabile, che poi è la proposta del documentario, e vediamo le ricadute nella società:
Ci si misurerebbe alla pari tra i generi: maschile, femminile.
Si eliminerebbe per sempre ogni altro tipo di sussidio, dalla disoccupazione, alla pensione, all'invalidità.
Si svuoterebbero molto le carceri.
Si chiuderebbe la discussione sulla reversibilità delle pensioni tra le coppie gay
si dissolverebbe quel bacino d'utenza  raccattato dalla microcriminalità tra i giovanissimi
La scuola tornerebbe ad avere il suo compito originario
Una società molto più sicura e libera
Una società con un reddito per lavorare, non una società che lavora per avere un reddito...

Ne risulterebbe certamente uno stato meno assistenzialista, piuttosto che il contrario, come si potrebbe facilmente dedurre...noi abbiamo bisogno di denaro, visto che questo è la misura di tutto, smettiamola quindi di fare i duri e puri, arrovellandoci sulla questione del lavoro, quando sappiamo perfettamente che c'è molto lavoro da fare, ma poco lavoro retribuito!

L'ipotesi di un modello organizzativo così affascinante, -se si diffondesse questa idea in maniera capillare-, renderebbe obsoleta la realtà attuale, dando vita e slancio ad una rivoluzione culturale di portata storica.

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